giovedì 15 maggio 2014

I critici per Marisa Marconi: Giorgio Di Genova


... Marisa Marconi, che divide gli stupendi spazi di Palazzo Malaspina col marito Amadio, si applica con uguale impegno nella pittura, nella scultura e nella grafica. Nella presente occasione presenta quattro dipinti all'aerografo ed una scultura in legno di noce, Era, sulle cui superfici si possono ritrovare movimentazioni simili a quelle con cui costruisce i dipinti, nonché i graffi della subbia non distanti da quelli che il bulino attua sulla lastra prima della immersione nell'acido per le debite morsure. Il suo discorso è tutto incentrato sulle presenze delle assenze, che negli iniziali anni Ottanta hanno avuto una prima epifania in quella sorta di sudari, veri e propri distillati somatici, che hanno dato vita al ciclo dell'Obsolescenza. Quasi a voler ribadire che la vita è transuente e che ogni esistenza è destinata a lasciare solo tracce labili, ella in questo ciclo s'è applicata a restituire le frammentarie e frammentate permanenze dell'immagine, non più fisicamente tangibile, ma solo ricordo visivo di ciò che il telo steso sul corpo manteneva tra le pieghe.
Gli effetti della "rugosità" di tale ricerca col tempo hanno talmente affascinato l'artista che s'è fatta prendere dal gioco casuale delle pieghe, le quali sono diventate protagoniste del suo dipingere a discapito della precedente impronta somatica a contatto, con letterale capovolgimento di visione e concezione. Infatti il rapporto con il corpo nella sua pittura soffiata è passato dal sotto al sopra, ossia dalle forme somatiche intraviste sotto il sudario del ciclo dell'Obsolescenza alle pieghe determinate sul lenzuolo dal peso del corpo che vi si era disteso. Da principio sono stati i ritmi irregolari e radiali delle pieghe a interessare la Marconi, la quale su di esse ha pensato di costruire le sue composizioni aniconico-impressive (Flussi 1991), ma subito tali pieghe si sono tramutate ai suoi occhi in spettacolo fascinoso tanto da considerarle addirittura teatralmente, come fa sospettare il titolo di un'opera del '92, che è appunto Andare in scena. ...

Giorgio Di Genova

mercoledì 14 maggio 2014

I poeti per Marisa Marconi: Vittorio Amadio (un po' per gioco, un po' per amore)



Un po' per gioco un po' per amore


Giù
profonda l'elevazione
a dorso di mulo
una via assoluta oltre il tempo
nello spazio infinito


Vittorio Amadio


lunedì 12 maggio 2014

I poeti per Marisa Marconi: Luciano Roncalli


A Marisa Marconi

Il gatto

Dietro i vetri seduto
 desolato di noia un gatto
 l'occhio nel vuoto perduto.
La sua pura anima felina.
Sogna l'impossibile duello
 coi gabbiani striduli 
bassi plananti sulle 
terrazze degli alberghi.

La sua pura anima felina.

Luciano Roncalli (1999)

giovedì 8 maggio 2014

I poeti per Marisa Marconi: Bianca Maria Massi



Da un fremito
di ala nivea
ripara la carne
in folgore di luce.
Impietoso impulso divino
all'ardimento umano.




Bianca Maria Massi

lunedì 5 maggio 2014

I poeti per Marisa Marconi: Maria Teresa Urbanelli



La luce


Cercavo la luce, un’introvabile
alba feconda di memorie e di futuro.
L’ho invocata dagli antri bui della mente,
sprofondata in tortuose riflessioni,
nella notte di ogni notte;
ho varcato confini,
territori inesplorati,
fino a che, inattesa,
non è sgorgata fulgida
dalle feconde mammelle
di ogni essere.
E ho ripreso la vita.


Maria Teresa Urbanelli






giovedì 1 maggio 2014

I poeti per Marisa Marconi: Alessandra Morelli



Gridando faccio ore di fuoco

Nel ritmo siderale si coglie la partitura delle stagioni, dalla fioritura al raccolto, dell’amore, della perdita, del rinnovamento, evocati con la delicatezza interiore di una gestualità impercettibile come l’ombra di una scia celeste. Il silenzio del seme, il fruscio della gemma e l’esplosione della forma, sono movimenti di un unico desiderio di epifania, che l’artista sembra sondare con la fede contemplatrice dei profeti.

Alessandra Morelli