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venerdì 16 maggio 2014
giovedì 15 maggio 2014
I critici per Marisa Marconi: Giorgio Di Genova
... Marisa Marconi, che divide gli stupendi spazi di Palazzo
Malaspina col marito Amadio, si applica con uguale impegno nella
pittura, nella scultura e nella grafica. Nella presente occasione
presenta quattro dipinti all'aerografo ed una scultura in legno di
noce, Era,
sulle cui superfici si possono ritrovare movimentazioni simili a
quelle con cui costruisce i dipinti, nonché i graffi della subbia
non distanti da quelli che il bulino attua sulla lastra prima della
immersione nell'acido per le debite morsure. Il suo discorso è tutto
incentrato sulle presenze delle assenze, che negli iniziali anni
Ottanta hanno avuto una prima epifania in quella sorta di sudari,
veri e propri distillati somatici, che hanno dato vita al ciclo
dell'Obsolescenza.
Quasi a voler ribadire che la vita è transuente e che ogni esistenza
è destinata a lasciare solo tracce labili, ella in questo ciclo s'è
applicata a restituire le frammentarie e frammentate permanenze
dell'immagine, non più fisicamente tangibile, ma solo ricordo visivo
di ciò che il telo steso sul corpo manteneva tra le pieghe.
Gli effetti della "rugosità" di tale ricerca col tempo
hanno talmente affascinato l'artista che s'è fatta prendere dal
gioco casuale delle pieghe, le quali sono diventate protagoniste del
suo dipingere a discapito della precedente impronta
somatica a contatto, con letterale capovolgimento di
visione e concezione. Infatti il rapporto con il corpo nella sua
pittura soffiata è passato dal sotto al sopra, ossia dalle forme
somatiche intraviste sotto il sudario del ciclo dell'Obsolescenza
alle pieghe determinate sul lenzuolo dal peso del corpo che vi si era
disteso. Da principio sono stati i ritmi irregolari e radiali delle
pieghe a interessare la Marconi, la quale su di esse ha pensato di
costruire le sue composizioni aniconico-impressive (Flussi
1991), ma subito tali pieghe si sono tramutate ai suoi
occhi in spettacolo fascinoso tanto da considerarle addirittura
teatralmente, come fa sospettare il titolo di un'opera del '92, che è
appunto Andare in
scena. ...
Giorgio Di Genova
mercoledì 14 maggio 2014
I poeti per Marisa Marconi: Vittorio Amadio (un po' per gioco, un po' per amore)
Un po' per gioco un po' per amore
Giù
profonda l'elevazione
a dorso di mulo
una via assoluta oltre il tempo
nello spazio infinito
lunedì 12 maggio 2014
I poeti per Marisa Marconi: Luciano Roncalli
Il gatto
Dietro i vetri seduto desolato di noia un gatto l'occhio nel vuoto perduto.
La sua pura anima felina.
Sogna l'impossibile duello coi gabbiani striduli bassi plananti sulle terrazze degli alberghi.
La sua pura anima felina.
Luciano Roncalli (1999)
giovedì 8 maggio 2014
I poeti per Marisa Marconi: Bianca Maria Massi
di ala nivea
ripara la carne
in folgore di luce.
Impietoso impulso divino
all'ardimento umano.
lunedì 5 maggio 2014
I poeti per Marisa Marconi: Maria Teresa Urbanelli
Cercavo la luce, un’introvabile
alba feconda di memorie e di futuro.
L’ho invocata dagli antri bui della mente,
sprofondata in tortuose riflessioni,
nella notte di ogni notte;
ho varcato confini,
territori inesplorati,
fino a che, inattesa,
non è sgorgata fulgida
dalle feconde mammelle
di ogni essere.
E ho ripreso la vita.
Maria Teresa Urbanelli
giovedì 1 maggio 2014
I poeti per Marisa Marconi: Alessandra Morelli
Gridando
faccio ore di fuoco
Nel
ritmo siderale si coglie la partitura delle stagioni, dalla fioritura
al raccolto, dell’amore, della perdita, del rinnovamento, evocati
con la delicatezza interiore di una gestualità impercettibile come
l’ombra di una scia celeste. Il silenzio del seme, il fruscio della
gemma e l’esplosione della forma, sono movimenti di un unico
desiderio di epifania, che l’artista sembra sondare con la fede
contemplatrice dei profeti.
Alessandra Morelli
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